Pragmacounseling – Il blog dei counselor pragmatici

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Con l’utilizzo del termine “pragmacounseling” vogliamo innanzitutto sottolineare il carattere principalmente pratico del counseling.

Il counseling è un’attività relazionale che si struttura nella gestione di specifiche pratiche, apprese in forza di uno specifico e particolare percorso formativo.

Le pratiche fondamentali del counseling sono:

– l’accoglienza

– l’ascolto propriocettivo/empatico

– la comunicazione interpersonale non violenta, empatica ed efficace

– l’osservazione NON giudicante

– la presenza attenta e consapevole

Grazie all’utilizzo sapiente di tali pratiche, noi counselor riusciamo ad incontrare i nostri clienti, favorendo in loro l’insorgere e lo svilupparsi di quei sentimenti di fiducia, riconoscimento, rassicurazione, conforto, che ci aiuteranno ad attivare e a sviluppare, insieme a loro, quei processi di consapevolezza dai quali loro stessi trarranno le proprie migliori indicazioni per meglio affrontare le difficoltà che stanno vivendo, rispetto alle quali sono venuti a chiederci aiuto.

Pensando al counseling nei termini di pragmacounseling, riconosciamo il predominio della sua dimensione pratica rispetto a quella teorica, richiamando così, chi si occupa di formazione in counseling, a non subordinare le sperimentazioni ed esercitazioni pratiche agli studi di alcuna teoria, ma procedere al contrario, subordinando ogni approfondimento teorico alla sperimentazione ed esercitazione pratica delle pratiche del counseling.

Con il termine pragmacounseling vogliamo altresì prendere le distanze da ogni visione del counseling come consulenza psicologica.

La consulenza è un’attività fatta da un esperto che propone i propri saperi ai propri clienti, prescrivendoli come operatività necessaria per il raggiungimento di obiettivi, il più delle volte da lui stesso individuati.

Il counseling è un’attività fatta insieme, counselor e cliente.

Cliente e counselor individuano obiettivi ed azioni da eseguire grazie alle determinazioni che scaturiscono dal loro stare e gestire, insieme ed in contatto empatico, la loro specifica, particolare ed unica, relazione di counseling.

Tali determinazioni in nessun modo possono essere preordinate dal counselor o da chicchessia; sono frutto degli accadimenti esperienziali (emozioni, sentimenti, sensazioni, pensieri, intuizioni, azioni, immaginazioni, progettazioni) che si sviluppano nel corso della relazione di counseling.

Per questo preferiamo parlare di pragmacounseling piuttosto che di counseling, perché così ne valorizziamo la natura relazionale-processuale, piuttosto che quella relazionale-procedurale-programmatica.

Un programma è una successione di accadimenti progettati in modo preordinato; tali accadimenti possono anche non essere tra di loro collegati.

Un processo è una successione di accadimenti tra loro sempre collegati, che scaturiscono come risultante non preordinabile, ma dipendente dalle imprevedibili interazioni tra gli elementi attivi nel processo stesso.

Gli elementi attivi nel processo di counseling sono, innanzitutto, i soggetti (counselor e clienti) che lo gestiscono,  con i loro atteggiamenti, con le loro azioni, i loro pensieri, le loro emozioni, ecc. ecc. ecc.

Tutta “roba” imprevedibile ed in continuo cambiamento.

Per questo un pragmacounselor è molto più uno stratega della relazione interpersonale, che un esecutore di compiti programmatici!

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