La funzione pedagogica del counseling.

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La funzione pedagogica del counseling.

Il presente articolo è il capitolo 4.1 del “Manuale per la formazione in counseling” che sto scrivendo e pubblicando nel presente blog PragmaCounseling.

Spesso il counseling viene confuso con la psicologia, ma il counseling è un’attività che molto deve, e molto dà, alla pedagogia.

Innanzitutto, il counseling deve ad un ambito pedagogico la propria matrice originaria.

Infatti, il counseling nasce agli albori del secolo scorso (vedi cap. 2, “Storia del counseling”), in ambito scolastico, ad opera di alcuni insegnanti della scuola media superiore americana, che, proponendo ai propri allievi specifici colloqui, volti ad aiutarli a meglio affrontare le loro difficoltà scolastiche e a meglio orientarsi nelle loro scelte post diploma, “battezzano” con il neologismo “Counseling” questa loro attività, facendone venire alla luce le specifiche caratteristiche e qualità e dando di fatto il via ai suoi sviluppi, come specifica attività professionale d’aiuto.

Il primo counselor che, storicamente, assurge agli onori della cronaca è Frank Parsons, che nel 1909 scrive “Choosing a Vocation” (“Scegliere una vocazione”).

In questa opera sono disegnate le linee guida del Counseling professionale; tra queste richiamiamo (“Argomentazione n. 1, cap 2, storia del counseling”):

  1. Il lavoro sulla motivazione: la valorizzazione cioè della spinta “vocazionale” dei giovani (i primi clienti dei primi counselor), vista come istanza mossa dalle loro migliori capacità e dai loro più forti entusiasmi; per F. Parsons, il saper individuare e valorizzare la propria “vocazione” è considerato una delle questioni più rilevanti per i giovani e per le persone in generale, relativamente alla possibilità di aver successo nel lavoro e nella vita.
  2. L’importanza data al “processo” necessario per arrivare alla definizione e attuazione della miglior scelta possibile per il bene di chi la compie: conoscenza di sé, auto-indagine, auto-rivelazione, autoapprendimento, sviluppo delle capacità di adattamento.
  3. Il ruolo del Counselor, professionista facilitatore ed esperto del processo di cui sopra.
  4. Le qualità umane del Counselor: assennatezza, carattere eccellente e personalità che inviti al rispetto e alla fiducia, buona cultura generale; buone capacità d’apprendimento, buone maniere e cortesia; conoscenza pratica dei principi fondamentali e metodi della psicologia moderna; esperienza personale che implichi sufficiente contatto umano e una buona conoscenza delle diverse tipologie e fasi della natura umana; capacità di comprensione delle motivazioni sottostanti agli interessi e alle ambizioni che governano la vita degli uomini; essere in grado di riconoscere i segnali che qualificano il carattere delle persone; essere capace di trattare con i giovani in modo empatico, sincero, curioso, schietto, collaborativo e attraente; avere un buona attitudine “allo stare in, e all’essere di, servizio”, spirito di partecipazione ed imparzialità; tatto, comprensione intellettuale e una buona dose di creatività.
  5. I principi su cui basare la relazione counselor-cliente: sono i clienti a fare le loro scelte; il counselor li accompagna nel percorso di consapevolezza che li porterà a riconoscere le loro “vocazioni” e a compiere le collegate scelte di studio e di lavoro; è il cliente, con la sua stessa osservazione, autoanalisi ed esperienza, a far luce sulle sue questioni; bisogna rispettare le attitudini, abilità, ambizioni, risorse e limiti di ogni persona, creando le condizioni per cui sia la persona stessa a riconoscerle e a decidere cosa farsene.

Aiutare le persone a compiere le loro, e per loro, migliori scelte di vita, nel counseling, passa attraverso l’aiutarle a sviluppare le loro potenzialità di ascolto, di riflessione critica e di intelligenza emotiva; passa attraverso l’aiutarle ad imparare a gestire le loro difficoltà, piccole o grandi, in ogni situazione critica della loro esistenza.

Imparare vuol dire apprendere qualcosa di nuovo e farlo proprio, qualcosa di cui prima non si sospettava l’esistenza, qualcosa di utile e funzionale ad un qualche miglioramento esistenziale.

Questo tipo di aiuto è di chiara matrice pedagogica; di questa matrice ripropone lo spirito e l’intenzione di far leva, agevolandone gli sviluppi, sui naturali processi di crescita delle persone.

Fare counseling vuol dire accompagnare i propri clienti in percorsi di scoperta e apprendimento relativi al  “cosa e come fare” per meglio affrontare le difficoltà personali che stanno vivendo; percorsi di scoperta e apprendimento che fanno leva sul come meglio utilizzare, valorizzandole, le loro potenzialità e le loro personali risorse sociali e culturali.

La mappatura di tali “percorsi di scoperta e apprendimento” è una delle attività centrali della pedagogia.

Dalla pedagogia il counseling riprende lo spirito di attività interessata agli aspetti strutturali dell’apprendimento umano, al cosa lo permetta e al come lo si faciliti, piuttosto che al cosa si apprenda; riprende cioè l’intenzione di facilitare lo sviluppo e la crescita umana, migliorandola progressivamente.

Il counseling mutua dalla pedagogia lo spirito di attività interessata alle forme dell’apprendimento umano, piuttosto che ai suoi contenuti; ai “come” questo avvenga e possa avvenire, piuttosto che ai “cosa” gli uomini apprendano.

Rispetto al “dare”, il counseling dà alla pedagogia continui spunti sul “che fare e come” perché le forme dell’apprendimento umano possano continuare a svilupparsi.

Pensiamo alla pedagogia come attività di studio, e di applicazione, delle forme di apprendimento cui le persone possono ricorrere, nelle loro diverse esperienze di sviluppo e crescita, dall’età infantile all’adolescenza, da questa all’età adulta e alla vecchiaia, comprendendo ogni condizione di disabilità e di bisogni educativi speciali.

Pensiamo alla pedagogia come materia riguardante lo studio e la migliore applicazione di tutto ciò che rende possibile e faciliti qualsivoglia tipo di apprendimento in grado di far crescere l’uomo, migliorandone la capacità di affrontare con successo i problemi cui la vita lo sottopone.

Per questo, noi counselor riconosciamo la funzione pedagogica del nostro fare counseling.

La funzione pedagogica del counseling è nell’operato del counselor, in quel suo aiutare-sostenere-facilitare la crescita personale di chi gli si rivolge, migliorandone le capacità di affrontare i problemi rispetto ai quali chiede aiuto, fino a riflettere tale miglioramento sull’intero piano delle capacità di vivere meglio l’intera propria esistenza.

Il counseling è quella disciplina che si occupa di come migliorare le nostre capacità di vivere la nostra esistenza in ogni circostanza in cui, per qualsivoglia ragione,  ne vogliamo migliorare le condizioni.

Chi si rivolge al counseling, in forza dell’esperienza che matura, impara a migliorare ciò che lo sta mettendo in difficoltà, imparando prima a conviverci, poi, a cambiarlo.

Chi si rivolge al counseling, migliora le proprie capacità di affrontare ciò che lo sta mettendo in difficoltà, apprendendo nuove e più efficaci forme/modalità di gestione personale di quelle difficoltà.

L’apprendimento di nuove e più efficaci forme/modalità di gestione personale delle proprie difficoltà è l’ “offerta” di maggior valore del counseling, un’offerta dai contenuti esperienziali squisitamente formativi.

Chi si rivolge al counseling vive una vera e propria esperienza formativa, che lo mette in condizione di poter migliorare/cambiare ciò che non gli piace, migliorando/cambiando se stesso.

Noi counselor sappiamo che questo avviene, per ciascun nostro cliente, in forza della relazione di counseling che intrattiene con noi.

In altre parole, è la relazione di counseling stessa ad avere una chiara funzione pedagogica.

Noi counselor, della pedagogia, contrariamente ai sensi comuni che la riguardano, non guardiamo tanto alla sua veste di “scienza dell’educazione e dell’insegnamento” , ma guardiamo al suo interesse e alla sua attenzione nei confronti dell’apprendimento umano e di tutto ciò che lo permette e lo facilita.

La pedagogia si interessa alle funzioni educative e di insegnamento perché queste sono attività che promuovono l’apprendimento.

L’apprendimento umano è il vero “focus” della pedagogia.

Qual è il “focus” del counseling?

Il focus del counseling è la relazione counselor-cliente, come campo esistenziale  in grado di produrre esperienze di cambiamento, crescita e sviluppo personale, esperienze quindi dall’alto valore formativo.

Il valore formativo di una relazione di counseling consiste nel suo migliorare le capacità delle persone di vivere con maggior soddisfazione la propria vita, meglio affrontando le specifiche difficoltà cui, di volta in volta, la vita stesse le sottopone.

Chi fa counseling e, ancor di più e meglio, chi fa la formazione in counseling, impara a vivere meglio!

Ogni attività dal valore formativo, per assolvere a pieno le proprie funzioni, necessita di una durata temporale che non può esaurirsi in un ciclo di pochi incontri, come sono quelli di una relazione di counseling.

In questa prospettiva, allora, del counseling possono essere viste due funzioni:

  1. come relazione di counseling, una funzione di “pronto soccorso”, che rimette in sesto una contingente situazione emergenziale;
  2. come formazione in counseling, un vero e proprio percorso, strutturato, di accrescimento delle proprie capacità di stare al mondo, vivendo la propria esistenza al meglio delle proprie possibilità.

Insomma, la formazione in counseling ha, in sé e per sé, lo spessore, il valore ed i connotati di una vera e propria scuola di vita, dove si impara a vivere meglio con se stessi e con gli altri, producendo così miglioramento nella vita di Tutti!

Per questa ragione, le associazioni nazionali di counselor dovrebbero impegnarsi  affinché le scuole di counseling, che riconoscono, siano organizzate secondo criteri di massima inclusività, invece di promuovere criteri di accesso alle stesse sempre più selettivi.

La Scuola IN Counseling Lo Specchio Magico Torino, in cui svolgo mansioni di direzione didattica e di trainer, offre i propri percorsi di formazione a Tutti, ponendo come unici criteri di selezione buone capacità di apprendimento, buona disponibilità a mettersi in gioco in contesti di gruppo, desiderio di lavorare su se stessi per migliorare la propria consapevolezza ed intelligenza emotiva, voglia di migliorare le proprie competenze relazionali e la propria capacità di comunicare efficacemente.

Per info, CONTATTACI.

Domenico Nigro.

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