C’è un luogo ed un tempo per ogni cosa # Comunicazione efficace

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Comunicazione efficace, precetto n° 2:

“C’è un tempo ed un luogo per ogni cosa”.

Il contenuto di questo articolo è parte integrante del terzo capitolo del “Manuale per la formazione in counseling”, progetto editoriale pubblicato in corso d’opera in questo stesso blog.

Per averne il quadro completo, clicca qui.

 

I DIECI PRECETTI DELLA COMUNICAZIONE EFFICACE

  1. “Prima comprendere l’altro”
  2. “C’è un luogo ed un tempo per ogni cosa”
  3. “Accogliere”
  4. “Ascoltare”
  5. “Agire”
  6. “L’autenticità e il rispetto”
  7. “L’ Io – Tu; il discorso diretto e biunivoco”
  8. “Ci sono parole che aiutano e ci sono parole che bloccano”
  9. “Attenzione al linguaggio non verbale”
  10. “L’emozione non mente come la mente”

 “C’è un tempo ed un luogo per ogni cosa”.

Tra gli elementi che determinano la “qualità” della comunicazione, il “dove” e il “quando” questa avviene assumono un rilievo fondamentale.

L’efficacia di una comunicazione, la sua capacità di sviluppare un buon contatto tra i parlanti, coerente con il tipo di relazione che questi hanno e/o vogliono avere fra di loro, è condizionata dal contesto in cui questa avviene.

Il contesto di una comunicazione è inscritto in una dimensione bipolare di spazio e di tempo (c’è un  luogo ed un tempo per ogni cosa).

I tempi e i luoghi di una comunicazione ne influenzano l’efficacia.

I luoghi

Il “luogo” di una comunicazione ha a che fare con due dimensioni, una immateriale e una materiale.

La dimensione immateriale riguarda l’influenza degli aspetti simbolico-affettivi presenti nei vari contesti di comunicazione.

Per esempio, quando un insegnante parla ad un proprio allievo, l’efficacia della sua comunicazione è sicuramente condizionata dal fatto che l’allievo riconosca o meno il proprio ruolo di allievo e l’altrui ruolo di insegnante (e viceversa), nonché dai contenuti affettivi caratterizzanti la relazione stessa.

La dimensione materiale riguarda le caratteristiche dello spazio fisico entro il quale avviene la comunicazione.

Per esempio: il fatto che un insegnante parli ad un proprio allievo in un’aula scolastica, piuttosto che alla festa per il suo compleanno, può senz’altro dare alla comunicazione insegnante-allievo una valenza e, nel caso, un’efficacia diversa.

C’è quindi un luogo della comunicazione che viene definito dai caratteri della relazione e un altro che è determinato dall’ambito fisico in cui la comunicazione si svolge.

Tra i caratteri della relazione individuiamo i rapporti di ruolo e le dimensioni affettive ed emotive che la caratterizzano.

In altre parole, la caratterizzazione della relazione (fratello-sorella, marito-moglie, docente-discente, capo-subordinato, venditore-cliente, eccetera) esistente tra i parlanti è il primo “luogo” ad influenzare la valenza e l’efficacia della comunicazione, come dottamente declama Paul Watzlawich, nel secondo assioma della pragmatica della comunicazione umana: “ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione”.

Prestare attenzione ed essere consapevoli dei caratteri della relazione entro la quale lo scambio comunicativo sta avvenendo è una condizione di base per riuscire a gestirlo efficacemente.

Fare un discorso “da padre” ad un figlio adolescente, il cui stato psicologico gli impedisce di riconoscere il valore (morale, affettivo, emotivo) della figura paterna, vuol dire essere “fuori luogo” e quindi inefficaci.

Sull’efficacia della comunicazione, oltre al “luogo” inteso come “ciò che caratterizza la relazione”, incide in maniera significativa il luogo inteso come contesto spaziale in cui la comunicazione viene effettuata; per esempio:

– una pubblica piazza per un comizio elettorale;

– la sala riunioni presidenziale per un consiglio d’amministrazione;

– il chiaro di luna per una dichiarazione d’amore.

Luogo inteso come dimensione fisica da un lato, e luogo inteso come dimensione relazionale, dall’altro, definiscono lo spazio entro il quale i contenuti simbolici non verbali della comunicazione

assumono rilievo e forza.

Prestare attenzione al luogo della comunicazione, esserne consapevoli e governarne gli elementi che lo caratterizzano è una delle condizioni di base, ineludibili, per riuscire a comunicare efficacemente.

Per questo un counselor dà sempre un gran valore e cura attentamente l’organizzazione dei vari setting in cui si ritrova a fare counseling.

 I tempi

Anche per quanto riguarda il tempo, è necessario distinguere due livelli:

– il tempo inteso come “cornice temporale” che inquadra la comunicazione;

– il tempo inteso come “scansione temporale interna” che la struttura.

Per “cornice temporale” intendo il “quando” comunicare e per “quanto” tempo.

Circa il quando, ci riferiamo a quando entrambi i parlanti sono pronti (preparati), interessati e disponibili a comunicare, ad incontrarsi e a gestire quelle informazioni, quelle idee, quei sentimenti e quant’altro ancora, comunicando, vogliono scambiarsi.

Per questa ragione è particolarmente opportuno che sul quando farlo ci sia un accordo preventivo tra i parlanti (ripensate a come vi siete sentiti l’ultima volta che qualcuno si è messo a parlarvi, di sua iniziativa e di cose che interessavano solo lui, in un momento in cui volevate solo starvene per conto vostro).

Circa il “quanto”, alla domanda: “quanto tempo è opportuno dedicare all’atto del comunicare perché questo sia efficace?”, semplicemente risponderemmo: “tutto il tempo, e solo quello, in cui l’interesse, l’attenzione, il bisogno e la voglia di contatto dei parlanti rimane viva e attiva” (ed è bene ricordare che, spesso, questo tempo è molto breve!).

Spesso chi parla continua a farlo fino a quando non ha finito di dire tutto quello che aveva in mente di dire: niente di più inutile da fare, quando chi ascolta non è più in contatto con chi parla!

Sia sul “quando”, sia sul “quanto”, non esiste una regola fissa, in grado di determinarne la giustezza in assoluto.

Il “quando” è adeguato in funzione del suo essere concordato e comunemente accettato da coloro che comunicano.

Il “quanto” è idoneo quando è reciprocamente accolto e sostenuto dal coinvolgimento attivo di entrambi i parlanti.

Sull’uno e sull’altro incombe fondamentalmente il “come”, funzione della scansione temporale su cui si struttura la comunicazione: c’è un tempo per ogni cosa!

Un tempo per Accogliere.

Un tempo per Ascoltare.

Un tempo per Agire.

Accogliere, Ascoltare, Agire. Tre verbi che iniziano con la “A”, AAA, quasi a voler indicare la propria urgente necessità, indicandoci una regola: la regola delle tre A.

Tre verbi per tre “tempi” che, una volta presi e fatti propri, diventano la temperie di ogni sana e funzionale forma di comunicazione efficace

Ciascuno di questi, sono uno dei dieci “precetti” della comunicazione, qui proposti.

Per accedere alla lettura di ciascuno dei 10 precetti sulla comunicazione efficace, nonché a quella di ogni parte del “Manuale per la formazione in counseling”, già pubblicata, clicca qui.

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