Il codice dell’anima.

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Il Codice Dell’Anima di James Hillman. Edizione Gli Adelphi.

“Perché è questo che in tante vite è andato smarrito e va recuperato: il senso della propria vocazione, ovvero che c’è una ragione per cui si è vivi.” (pag. 18)
Ho riletto  questo testo Essenziale e l’ho apprezzato maggiormente avendone “sedimentato” e interiorizzato il contenuto in questi miei ultimi due anni di Scuola IN Counseling.
Libro molto denso e ricco di stimoli e di saggezza.
Attraverso esempi di vita di personaggi storici, uomini e donne illustri, Hillmann fornisce le “prove” circostanziate dell’ esistenza e dei modi di operare del “Daimon”, particella invisibile, angelo custode.
Il libro tratta della vocazione personale, della chiamata, del destino che dà un senso all’esistenza di ogni individuo.
La psicoanalisi non è riuscita a spiegare le scelte più profonde che decidono la vita di un uomo, ritenendo che  l’individuo sia determinato solo da traumi infantili e dall’ ereditarietà, riducendolo ad una vittima. (Hillman la chiama “superstizione parentale” Capitolo III )
L’autore ha voluto andare oltre la mentalità della vittima così come quella dell’eroe lasciando spazio alla teoria Platonica della Ghianda per cui ogni persona nasce con un carattere ben preciso, con una sua vocazione.
Prima della nascita, l’Anima sceglie un disegno da compiere. Il Daimon ha il compito di ricordare all’individuo  lo scopo per cui è venuto al mondo e lo spinge a realizzare la sua unicità.

“Secondo una leggenda ebraica, la prova che abbiamo dimenticato la scelta prenatale dell’anima la portiamo impressa sul nostro labbro superiore: il piccolo incavo sotto il naso è l’impronta dell’indice che l’angelo ci ha premuto sulle labbra per sigillarle … ed è per questo che, quando inseguiamo … un pensiero che sfugge, ci portiamo automaticamente il dito a quella significativa scannellatura.” (pag. 69)

Questo libro mi ha dato una grossa spinta a muovermi con determinazione alla ricerca/decifrazione del mio Codice dell’anima; mi ha aiutato a far luce sui motivi di alcune importanti scelte nella mia vita, permettendomi di rivalutare alcuni aspetti che interpretavo come esperienze negative (ad esempio gli anni di scuola).

“Gli eventi ci accadono e gli uomini non possono capire perché una cosa è accaduta, ma, visto che è accaduta, evidentemente, doveva essere. Dopo l’evento, diamo una spiegazione di ciò che l’ha fatto accadere.” ( pag. 243)

Se la spiegazione è la volontà del “Daimon”, il “Daimon” è una magnifica rappresentazione magica delle nostre “potenzialità”, istanze fondamentali su cui il nostro “fare counseling”, continuamente, fa leva.

Eliana Scapola, allieva alla fine del secondo anni della Scuola In Counselling di Torino – lo Specchio Magico.

 

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